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Nellambito della XII edizione del festival Corpi in Movimento-Le Piazze che Danzano, l'Associazione Danzeventi, con la gentile collaborazione di Daniele Cipriani Entertainment e del Museo Nazionale Archeologico-Etnografico "G.A.Sanna" presenta la mostra fotografica Toi Toi Toi, omaggio a Pina Bausch, con le fotografie di Ninni Romeo, a cura di Lorenzo Castore, con le stampe di Matteo Alessandri e con un testo di presentazione della giornalista Leonetta Bentivoglio.

La mostra verrà presentata nella suggestiva location della Sala Conferenze del Museo Sanna, dall'11 ottobre al 11 novembre; l'inaugurazione avrà luogo domenica 11 ottobre alle 17.30.

"Poco prima dell'inizio dello spettacolo, poggiandosi alla spalla sinistra di ogni danzatore, Pina era solita sussurrare la formula magica "Toi Toi Toi": un augurio scaramantico, un "In bocca al lupo" teatrale.
In certe occasioni, soprattutto quando c'era una prima, Pina faceva trovare ai suoi danzatori, nei camerini, dei piccoli doni in forma di caramelle e dolcetti vari, chiamati "Toi Toi".
In seguito ho scoperto che in Germania, ma un po’ ovunque in Occidente, il "Toi Toi Toi" è una consuetudine diffusa nel mondo dell'opera.
In origine consisteva nella pratica di sputare tre volte oltre la spalla sinistra del collega per scongiurare la venuta del diavolo (in tedesco “Teufel”, poi
abbreviato in “Toi”)." Ninni Romeo

 

"Nelle fotografie della mostra “Toi Toi Toi”, che Ninni Romeo allestisce per Sassari, ci sono la grazia profonda di Pina Bausch e il suo apparente disordine. In verità nulla era disordinato nel mondo di Pina. Di volta in volta, per ogni suo spettacolo, ciò che lei creava finiva per convergere nelle leggi “sensibili” di un edificio teatrale solido e coerente. Coreografia e regia imprimono struttura, ritmo e logica interna. In Pina questo succede più che mai. Ma è nella vita che mancano l’ordine e la prevedibilità della forma. La vita è una rete di destini che procedono nel tempo mettendo continuamente alla prova le nostre aspettative, e interrogando la nostra resistenza al di fuori di qualsiasi banalità. La vita è una costante operazione di rodaggio che tende all’armonia e alle simmetrie, le quali sono contraddette dall’instabilità e dal dinamismo delle circostanze.
Infranti i miti della riproduzione esteriore e dei canoni occidentali della cosiddetta Beltà Oggettiva, l’arte contemporanea – questo Pina lo sapeva bene – ha cercato (e cerca) d’imprimere un orientamento alla ricchezza di quel disordine, ma senza prescinderne né tentare di eluderlo. Autrice radicata nei linguaggi della propria epoca, Bausch scansa radicalmente ogni progetto di decorativismo. Le interessa ciò che comunica davvero. Non lo stereotipo. Non la mancanza di espressione.
Nelle sue foto, Ninni Romeo si dispone al rispetto di quest’attitudine. Non va mai in cerca della visione “ad effetto”. Evita l’apparizione levigata o patinata. Insegue il battito d’ala, il respiro irregolare della vita. I suoi “racconti” a volte sono sghembi, obliqui e trasversali, come quelli delle nostre giornate. Spesso sono drammatici. E sono sempre molto umani. Non ci sono mai “pose”, nel suo lavoro. Gli occhi di Cristiana Morganti, il cui viso è colto in primo piano, sono piccoli laghi lucenti di stupore tondo e concentrato. Nelle foto che ritraggono la stessa Pina, la vediamo percorrere situazioni transitorie o minimali in modo fluido e con naturalezza, senza badare all’obiettivo. I corpi degli anziani interpreti di “Kontakthof” denunciano la loro pastosità: sono mappe della loro storia. E certe accentuazioni o prospettive insolite o svelate sfuggono dal focus centrale del palcoscenico, consegnandoci a una zona franca, d’indeterminatezza percettiva, che somiglia a quanto accade a colui che assiste a uno spettacolo di Pina Bausch. Il suo occhio non è mai dirottato verso un’unica scelta, perché la regia gli chiede di optare per un punto di vista. E per farlo deve vagare, con una libertà soggettiva perturbante, tra i molti frammenti dell’azione scenica del Tanztheater, costituita da un puzzle di avvenimenti simultanei.
C’è un’aria “lisa” e vissuta, in queste immagini, che ben si addice alla peculiare bellezza “bauschiana”. Un gesto, una luce, una presa, un abbandono, una violenza. Mai alcun compiacimento né alcuna vanità. Piuttosto la rarefazione della memoria e la delicata poesia dell’attimo. Non sono “foto di spettacoli”, ma momenti d’essere." Leonetta Bentivoglio

 

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