Corpi in Movimento-Festival della danza d'autore 2020: dal 16 ottobre al 16 novembre

 

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Pina Bausch diceva: “certe cose si possono dire con le parole altre con i movimenti”. Benameur invece sosteneva che danzare è alterare il vuoto. Benameur invece sosteneva che danzare è alterare il vuoto. In questo momento storico in cui il vuoto è rappresentato  dall’assenza della bellezza e i dialoghi sono sempre troppo colmi di parole il movimento ci restituisce la dimensione umana che accoglie l’essere e lo armonizza.

Avere la cuoriosità di vedere ciò che abitualmente non guardiamo può sorprenderci e regalarci una serie di emozioni che aprono a nuovi modi di percepirsi.

Questo è Corpi in Movimento.

Dal 16 ottobre al 16 novembre Danzeventi torna con "Corpi in Movimento-festival della danza d'autore", nelle locaton di Sennori e Sassari. In un anno così difficile segnato dalla terribile pandemia Covid-19 che  continua a colpire il mondo intero, l'arte e lo spettacolo dal vivo cercano anche nel Nord Sardegna di portare al pubblico la bellezza che uno spettacolo di danza riesce a regalare, nel rispetto di tutte le norme di sicurezza.  

Il festival è organizzato con il patrocinio del Comune di Sassari - Assessorato alla Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo- Direzione Generale Spettacolo dal Vivo e della Fondazione di Sardegna. 

 

CAMPAGNA ABBONAMENTI 2020

 

Info e prenotazioni Teatro Verdi 079 236121 (ore 11-13 / 18-20)

 

IL PROGRAMMA COMPLETO

 

16 OTTOBRE Centro Culturale - Sennori ore 20.30 COMPAGNIA DèJÁ DONNé - VIRGINIA SPALLAROSSA
White Paper

White Paper è un nuovo lavoro in solo di Virginia Spallarossa che indaga la nozione di doppio e il rapporto bambino/adulto. Il desiderio è quello di creare un’immagine che possa vivere nell’ambiguità delle due declinazioni, in bilico tra luce e oscurità, riflessione e azione, unità e alterità, portatrice di una lotta interna tra binomi di diversa natura ma visceralmente intrecciati. Lo spazio è un cerchio, un’isola, un circo, un ring, una stanza dei giochi, tutto questo e nessuno di questi. Un personaggio di carta, tra fragilità e candore si muove in un’atmosfera straniante mosso dal desiderio bulimico di saziarsi di esperienze. Un sogno di un bambino o fantasmi adulti?
Il tempo si sospende e si nutre di questo disorientamento tra il mondo incantato dei bambini e la nostalgia di un mondo perduto.

regia e coreografia: Virginia Spallarossa 

 

20 OTTOBRE Teatro Verdi - Sassari ore 20.30 Daniele Cipriani Entertainment, con Sasha Riva e Simone Repele

Suite Italienne

IL SEGRETO DI PULCINELLA Con Suite Italienne di Stravinsky, Sasha Riva e Simone Repele ricostruiscono la storia della maschera a mezzo volto, chiave della storia del folklore napoletano conosciuta in tutto il mondo.  Un viaggio introspettivo che ci riporta nell' antico '600 in cui, il contadino Puccio d'Aniello, leggenda umana e unico protagonista concreto che svelerà attraverso la visione artistica di Sasha e Simone, tutti i lati che costruiranno nella sua integrità la figura enigmatica di Pulcinella. Una riproduzione della storia con un tocco fiabesco e verosimile, volta a creare un legame tra la figura umana e la nota maschera in una sorta di fusione mistica. Una scena simbolica analizza il personaggio incarnando in sé contrasti e contraddizioni, dalla buffa goffaggine ad una profonda drammaticità, un presunto ermafrodismo intrinseco per il quale si fa riferimento alla sua voce squillante e l'inspiegabile nome al femminile. La maschera della commedia dell'arte, riprodotta da sempre come stupido e furbo, demone e angelo, saggio e sciocco, sempre in sospeso tra i pericoli della città partenopea. Pulcinella viene cosi rappresentato da Sasha e Simone come nella sua integrità, consapevole di tutti i problemi che lo affliggono ma pronto ad uscirne sempre con allegria, deridendo le insidie che lo attendono nel mondo esterno e cercando rifugio nella sua complessa interiorità.

YUMI Riva&Repele realizzano un lavoro sull’Adagietto dalla Quinta Sinfonia di Gustav Mahler, scandito dal gesto teatrale che contraddistingue la loro ricerca. La quiete nasconde il dolore, i due corpi sono l’uno rivelazione dell’altro, come stati diversi della medesima condizione umana. Una calma apparente e controllata proprio come la musica composta da Mahler, che nasconde in realtà un fiume in piena pronto a sfociare in un mare di emozioni. Una riflessione intima e poetica della propria interiorità, delle proprie radici. Le lunghe protesi di stoffa sulle maniche contribuiscono a disegnare la drammaturgia e auspicano quel ritorno alla natura inesorabile e catartica: un albero trae forza grazie alle proprie radici che affondano nella terra e gli consentono di assurgere al cielo.  

…Dedicato a Yumi Aizawa…

 

23 OTTOBRE Centro Culturale - Sennori ore 21.30 ASMED BALLETTO DI SARDEGNA

Zato’ & Ychi’ FINO ALLA FINE

Zatoychi, Zato' per gli amici - o per i più acerrimi nemici che non vogliono perder tempo a pronunciare per intero il suo nome, è un invincibile spadaccino cieco della tradizione giapponese. A lui in Giappone hanno dedicato numerose serie tv e di recente un bel film con contenuti ematici molto importanti, come pure quelli ironici. A lui ci siamo ispirati in questa nostra breve performance. Chi, conoscendolo, volesse individuarne nel nostro lavoro le tracce, le ritroverà nell'ironia che a tratti lo permea, oltreché in un oriente mitico che ci siamo divertiti a reinventare. Per noi Zatoychi divide in due la sua anima, scindendosi in forma maschile e femminile, e diventa Zato' & Ychi', due samurai che si scontrano in tre cruentissimi combattimenti, sostenuti e incalzati da due percussionisti impegnati a loro volta in un

confronto serrato. Zato' & Ychi' è una performance emozionante e senza respiro. I costumi indossati dai due danzatori sono un elemento essenziale. Trapunti di miriadi di campanelli, sono sculture sonore in movimento che ricordano alcuni felici esperimenti teatrali della Bauhaus. Incorporano oggetti metallici che al momento opportuno vengono scossi e percossi: sono infatti i costumi stessi a creare una colonna sonora e a dettare in parte, col loro peso e volume, il movimento dei danzatori. Inizialmente i duellanti devono affrontare non solo la violenza dello scontro, bensì anche il peso delle proprie armature sonore; il terzo combattimento, in cui i samurai indossano degli Hakama - indumento alle cui pieghe vengono fatti corrispondere i precetti del Bushidō, il codice di condotta morale del guerriero giapponese - è invece rarefatto e nudo. La performance procede secondo una sorta di sottrazione, la tensione permane tuttavia inalterata e intensa. Due oggetti completano l'armamentario sonoro di questa pièce non facilmente classificabile, due bidoni di latta, elementi scenici da percuotere come tamburi e nel contempo grandi bozzoli dai quali, come personaggi di una pièce beckettiana, emergono le altre due misteriose presenze, i due percussionisti. Chi o cosa siano costoro, e cosa rappresentino, non è dato sapere. Appartengono ad una civiltà umana dimenticata da milioni di anni? sono i superstiti di un futuro post atomico? sono forse invece degli insetti, delle mutazioni, nuove forme di vita dopo la scomparsa dell'uomo dalla Terra? A riguardo della loro identità siamo liberi di immaginare altro e molto altro ancora. Con certezza, sappiamo soltanto del loro vivere un’incessante metamorfosi e un continuo liberarsi da strutture troppo rigide. Fino alla fine.

Coreografia e Danzatori: Valeria Russo e Lucas Monteiro Delfino Percussionisti: Marco Caredda e Cinzia Curridori

Realizzazione Costumi: Stefania Dessi, le allieve dell’Iatituto per i Servizi Sociali S.Pertini (Cagliari) e del Liceo Artistico G.Brotzu (Quartu Sant’Elena)

 

24 Ottobre Centro Culturale - Sennori  ore 20.30 Fattoria Vittadini, Riccardo Oliver

Omos

Omós è una sovrascrittura di tre percorsi molto differenti: testo video-proiettato, scrittura coreografica e musicale, che intendono comporre la polifonia complessa dello stare conflittuale di Riccardo di fronte alla parola omossessuale. Il percorso coreografico consegna all’avambraccio destro il ruolo di motore di azioni, percorsi e immagini statiche citate di autodefinizione del sé. Si perlustra così tra le molte ombre di dinamiche personali e sociali di un corpo che si esprime per essere, che agisce dunque è. Il materiale viene elaborato in un’arcata tesa da una prima iniziale “ambientazione” privata, casalinga, fino ad un’immagine finale, simbolo in movimento che trae spunto dal dibattersi di una falena su un vetro. Il percorso testuale si basa su ricerche effettuate su sex workers a Bucarest e a Milano e su riflessioni personali, profondamente ispirate dal pensiero Gayatri Chakravorty Spivak e in particolare al concetto di comune identità transitoria strumentale delle comunità dei subalterni. Chi ha un accesso discriminato, secondario, difficile alla società e a pratiche di autodeterminazione del sé, trova nell’adesione a dei modelli comportamentali una risposta comunitaria, utile, attorno cui fare gruppo, ma non completa e soddisfacente per l’individuo. In questa fase, che ha un valore transitorio, normalmente si trova assieme la forza di richiedere un riconoscimento politico e sociale, anche attraverso il processo del pride, anche se paradossalmente si contribuisce ad installare all’interno e all’esterno di questa comunità, le cosiddette soft discriminations, pregiudizi non invalidanti l’identità e il valore di cittadino dell’individuo, ma comunque barriere di un processo di più sincera e serena adesione al sé. Il percorso audio-musicale analogicamente consuona con alcune paure che questi processi muovono, con esperienze di violenza, anche collettiva, con la fatica di tenere testa a prese di posizione, o anche “semplicemente” al processo di definirsi, di fronte a sé e agli altri. Le registrazioni audio di scontri di polizia, soundscape ambientali di archivio o ricercati apposta (in natura, in manifestazioni e anche realizzati ad hoc) si innestano sulle versioni di Imany di “T'es beau” di Pauline Croze, “Who will loveme know” di PJ Harvey e la versione di Bjorn Warning “FOLI (there is no movement without rhythm)” dalla versione originale di Thomas Roebers and Floris Leeuwenberg; “Foli” significa movimento nella lingua della tribù Malinke.

 

di e con Riccardo Olivier (performance derivata dall’elaborazione del site-specific per il Festival lecite/visioni, debuttato il 26 ottobre 2017)

 

 

25 OTTOBRE CASA DI ARTISTI - SeCHIASMA SALVO LOMBARDO 
Alone in Multitude

La performance Alone in the multitude è un dispositivo performativo che prevede una relazione diretta tra il performer Salvo Lombardo e uno spettatore o spettatrice per volta, attraverso una azione della durata di cinque minuti e replicabile in loop. Il lavoro nasce come “negativo” o come variazione one to one della performance Outdoor dance floor che reinterpreta le estetiche e le dinamiche sociali del clubbing trasferendole in spazi non deputati al ballo attraverso una forma di partecipazione del pubblico che sfocia in un dj set. Con questo ciclo di lavori il coreografo siciliano prosegue la sua ricerca intorno alla club culture, avviata con il lavoro scenico Present Continuous che già individuava nel clubbing una dimensione del “possibile” che oscilla tra pratiche collettive e piacere solitario, attraverso la quale trascendere convenzioni sociali e di genere. Alone in the multitude si basa su una serie di sequenze imitabili e trasmesse in tempo reale da una voce in cuffia e che si intrecciano con una breve partitura coreografica eseguita da Salvo Lombardo messa in relazione con la pulsazione sonora di un techno beat con innesti synth pop. La performance si pone semplicemente come occasione di prossimità e avvicinamento tra due corpi oltre la confort zone della solitarietà e della contemplazione.  

Ideazione e performance | Salvo Lombardo  Musica | Ka Moma. Elaborazione sonora | Salvo Lombardo

 

25 Ottobre Centro culturale - Sennori - Chiasma - Fabritia D'Intino 
Discobox
Prendendo spunto dal percorso creativo di Francesca Penzo per Fattoria Vittadini dal titolo “yes,i’m a witch” contestualizzeremo ed argomenteremo un processo creativo che trasformerà le witches in Janas sarde che rappresentano le streghe dei boschi abitanti dei sotterranei sardi che fungevano da tombe. La jana è una strega che si confonde con la fata. Eccetto che per alcune regioni dove mantiene il suo aspetto vampirico, la jana ha comportamenti tipici della sfera fatata. Se ci si avvicinava alle caverne che loro abitavano (le domus de janas) erano infatti capaci di stendere un velo bianco che ricopriva l'intera pianura incantando di meraviglia il viandante che veniva quindi rapito da servili nani crudeli. Sono di aspetto piccino e bellissime, e tessono su telai d'oro. Si dice che proteggano le grotte naturali, i dolmen e i vecchi edifici e alcune erano in grado di predire il futuro. A volte abitano anche i nuraghi e in questi casi non sono minute ma anzi gigantesse dagli enormi seni. L’evocativo di questa figura sarà il tema del laboratorio condotto da Francesca Penzo che attraverso pratiche sul corpo di tradizione diversa quali release technique, chakra meditation, pranayama, floor work, twerk ha l'obbiettivo di usare queste tecniche come strumenti per lasciare andare e liberare il proprio potenziale sia fisico che spirituale. Si indaga cosa significa lasciare andare, abbandonarsi, liberare energia e costruirne di nuova, rigenerarsi attraverso una pratica fisica intensa e celebrativa, al fine di preparare i danzatori alla restituzione pubblica di questo processo che diventa una creazione in divenire attraverso tecniche di improvvisazione il corpo attraverserà vari stati in un processo di trasmutazione fisica e sensoriale, accogliendo la trasformazione da uno stato all'altro e intravedendo le molte identità possibili celate in ognuno di noi. Si arriverà alla creazione di un rituale collettivo in cui si perderanno i confini proprio corpo e della propria percezione per esplorare un nuovo modo di essere gruppo, superficie tattile, forma mutevole e sensuale, celebrazione viva di un respiro comune. Il work lascerà il posto all’opera che ne deriverà e che sarà fruita dal pubblico che sarà curata nella sua parte compositiva da Livia Lepri.
Coreografia: Francesca Penzo - Livia Lepri

 

 

29 OTTOBRE Centro Culturale - Sennori ore 20.30 - Compagnia Borderline Danza

Pari Intervallo

“L'amore, l’ebbrezza e il sangue richiamarono sempre il mondo sotterraneo e promisero a più d’uno beatitudini ctonie. Ma il tracio Orfeo, cantore, viandante nell’Ade e vittima lacerata come lo stesso Dionisio, valse di più. (Parlano Orfeo e Bacca)” C. Pavese

Il progetto nasce come sequel de “Il Canto di Orfeo”, nella visione letteraria di Cesare Pavese, “L’inconsolabile”, dai Dialoghi con Leucò (1947), per esprimere il dramma di Orfeo che ha ben compreso come la morte di Euridice rappresenti il definitivo concludersi di un’epoca. In questo brano vi è un avvicinamento dell’uomo all’eternità, alla vita dopo la morte e rappresenta uno spunto di riflessione e un pretesto, dove il focus è il punto di vista dello spettatore (presente in scena), protagonista nella dialettica tra immagine e sguardo, dove la risultante va oltre il linguaggio, amplifica e modifica l'azione, dona forma poetica all'attenzione. ” Si tratta di dare un'area espansa allo spettatore, un rovesciamento di senso e di ruolo, con il compito di ospite interno, dove il destino di uno collima col destino di molti, e quindi da intendersi assoggettato al destino del mondo”, cit. James Hillmann. Così l'immagine rimane dentro fin dopo il suo dissolvimento e nel corpo rappresentato si ritrova la sintesi della propria soggettività, come in uno specchio deformante dove ci si riconosce nel corpo dell'altro, che altro non è che il riflesso di se' nel proprio immaginario.

Direzione della coreografia e regia: Claudio Malangone Danzatori/Autori: Luigi Aruta, Antonio Formisano (versione maschile) - Adriana Cristiano, Giada Ruoppo (versione femminile). Drammaturgia: Annalisa Piccirillo.

29 OTTOBRE Centro Culturale - Sennori ore 20.30 - ZA Dancework Andrea Zardi

GRNDR_Date no one

GRNDR_Date No One uno studio sulle dating app per incontri con cui si crea un legame quotidiano e costante. L'uso dei social permette al nostro cervello di rilasciare endorfine in un canale che va ad influenzare le nostre relazioni sociali e interagisce con le dinamiche umane in cui siamo coinvolti, attivando il nostro circuito dopaminergico. Il soggetto è mascherato, ma il corpo è scoperto e vulnerabile: una figura anonima con caratteristiche fisiche che si propongono come merce di scambio. L’identità non è un parametro di valutazione, ma ha ben più valore il dettaglio del corpo accattivante quando tutto ciò che ci può soddisfare si trova a pochi passi di distanza. Questo soggetto si muove su una griglia proiettata in cui, ogni qual volta viene scelto un profilo, compare una parte di corpo attraverso le animazioni grafiche istantanee di Andrea Maurizio Berardi, un’identità ancora da rivelare. Tutto ciò che si può volere edulcora il senso di solitudine solo per un istante e lascia l’individuo incompleto come una scarica di adrenalina. Il corpo qui è vincolato da un nuovo modo di intraprendere una relazione, ma è anche lo strumento che ha la possibilità di scegliere se vivere nella realtà degli individui o in quella creata attraverso la tecnologia. Questo soggetto è circondato da telefoni e devices elettronici in funzione, che influenzano il suo movimento in un dialogo claustrofobico con il mondo della rete: il cerchio - e quindi il mondo - si apre solo quando corpo e immagine vanno a coincidere in una telefonata in webcam. Il pubblico vede quello che il soggetto vuole far vedere, in una danza abbozzata e incompleta che tenta di essere seduttiva ma non riesce nel suo intento, complice anche la musica di background, costruita per creare un dislivello fra la forza dell'immagine e incompatibilità con il panorama sonoro creato. 

 

Ideazione, esecuzione, costume: Andrea Zardi/ZA | DanceWorks
Elaborazione Grafica: Andrea Maurizio Berardi
Musica: Federico Dal Pozzo Residenza: Teatro Gioia – Piacenza, CasaLUFT – Torino, PARC - Firenze Studio: Eastman Summer Intensive 2017 - Anversa Festival Miniatures 2017 – Perugia - Perugia Principi Attivi 2017 – Milano Debutto previsto: Festival Fabbrica Europa 2020 

 

 

 

 

31 OTTOBRE Centro Culturale - Sennori ore 20.30 - Davide Valrosso

In definizione

 

10 NOVEMBRE Centro Culturale - Sennori ore 20.30 - Spellbound Contemporary Ballet

Nel tempo

 

15 NOVEMBRE Centro Culturale - Sennori ore 20.30 - Versilia Danza

Verso la luce

 

DANIELE CIPRIANI ENTERTAINMENT

COMPAGNIA DANZA ESTEMPORADA       ASMED/BALLETTO DI SARDEGNA

   CHIASMA     SPELLBOUND CONTEMPORARY BALLET

  FATTORIA VITTADINI       BORDERLINE DANZA      ANDREA ZARDI

 

 

 

 

 

 

 

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